J. I. Baladam e Pierre Campagnoli – MESSER LUDOVICO ARIOSTO “QUASI” FURIOSO

MESSER LUDOVICO ARIOSTO “QUASI” FURIOSO

Uno spettacolo scritto in vestaglia

da un idea di J. I. Baladam e Pierre Campagnoli
drammaturgia: J. I. Baladam e Pierre Campagnoli

DESCRIZIONE BREVE:
Messer Ludovico Ariosto “quasi” Furioso è uno spettacolo di teatro di narrazione, dinamico, aneddotico, leggero e ridereccio, in cui si parlerà della figura dell’Ariosto, della sua vita e della sua opera, in maniera colloquiale e divertente, anche attraverso canzoni dal vivo, letture e siparietti comici in costume. La vestaglia del sottotitolo riflette l’atmosfera che si vuole ricreare, come se il tutto fosse una chiacchierata tranquilla prima di dormire o una storia della buonanotte.

DESCRIZIONE DETTAGLIATA:
Chi è Ludovico Ariosto? Un cortigiano per necessità economiche, un diplomatico intelligente e cauto sfruttato per missioni pericolose e sgangherate, un amante della tranquillità costretto controvoglia a spostarsi dalla sua amata Ferrara, un poeta pazzo d’amore, un contemplativo, un sognatore, un distratto, un astante arguto, un intellettuale capace di analizzare nel profondo l’irrazionalità delle passioni umane e l’assurdità delle ambizioni; ma è anche l’abile e geniale autore dell’Orlando Furioso, un poema epico-cavalleresco multiforme senza inizio e senza fine, trionfo di comicità, libertà inventiva e innovazione narrativa.

Tra cortigiani spaventati, ungheresi stereotipati e critici frustrati, si srotola una narrazione ariostesca imprevedibile, che distrattamente e continuamente spazia dalla rivoluzionaria fantasmagoria d’immagini dell’Orlando furioso, alla pragmaticità romanzata e assurda della narrazione biografica; da capogiri e sbandate proverbiali e dialettali, alla grande tradizione folclorica dei cantastorie di piazza del Medioevo; dall’imprecazione furente meno contenuta, all’aulico latinorum degli scriptoria; dal più imbarazzante utilizzo del calembour, alla complessa critica ariostesca del Novecento. Il tutto rimescolato e rishakerato insieme, nonché condito da cantautorato strimpellato alla bell’e meglio, aneddoti imbarazzanti sulle personalità dell’epoca e rimandi all’arte figurativa e cinematografica novecentesca. Si tenterà, in questo guazzabuglio accuratissimo, di rimettere in discussione, a cinquecento anni di distanza, e dopo i festeggiamenti per il cinquecentenario, la personalità pop, multiforme e vagabonda di Messer Ludovico Ariosto, stralunato gentiluomo ferrarese del millecinquecento. Il tutto comodamente in vestaglia.

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